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Il frigorifero o il televisore “smart”. Quelli non sono un fantastico futuristico oggetto high-tech. L’unica ragione per cui essi possono connettersi ad Internet è riferire al suo fabbricante le abitudini del proprietario. Il fabbricante, a sua volta, monetizzerà questi dati vendendoli. E noi che crediamo di pagare per un privilegio.
[…] Mi chiedevo quale fosse il motivo per cui ero così preoccupato della sorveglianza governativa quando la gente, inconsapevolmente, ne era contenta. Poi arrivò la rivoluzione domotica e tutte le attività nel raggio d’azione dell’apparecchio (comprese anche quelle più personali, intime) sarebbero state tradotte in algoritmi, pubblicità e denaro. […] I dati che generiamo per il semplice fatto di vivere – e acconsentiamo ad essere sorvegliati mentre lo facciamo – arricchiscono le imprese private allo stesso modo in cui impoveriscono la nostra vita. 

(E. Snowden – Errore di sistema)

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Si chiamano metadati. Sono dati di attività riguardanti tutto ciò che si fa sui propri dispositivi e tutto ciò che i propri dispositivi fanno (dove, quando, a chi appartiene, durata, dove e quanto hai dormito, i posti che hai visitato, le persone che hai incontrato ecc.). Tu sai cosa dici in una telefonata o cosa scrivi in una mail, ma non hai alcun controllo sui metadati che produci perché vengono generati automaticamente. E’ il dispositivo che li crea senza la tua partecipazione né il tuo consenso. Gli apparecchi che usi comunicano in continuo che tu lo voglia o no. E, a differenza degli umani, i tuoi dispositivi non nascondono le informazioni private, né usano parole in codice per essere discreti. Si connettono semplicemente alla torre più vicina e gli inviano segnali che non mentono mai. La cosa ironica è che la legge, in costante ritardo rispetto all’innovazione tecnologica, garantisce più protezione al contenuto delle comunicazioni che ai suoi metadati, nonostante che le agenzie dell’intelligence conferiscano a questi ultimi maggiore importanza perché permettono sia di analizzare le comunicazioni su larga scala, sia di tracciare una mappa perfetta della vita personale di un singolo individuo. Un singolo smartphone ha un potere informatico maggiore di tutte le macchine da guerra del Reich e dell’Unione Sovietica messe insieme. Ricordarlo è il modo migliore per contestualizzare la potenziale minaccia che rappresenta nei confronti della democrazia. Oggi la sorveglianza di massa è un processo di censimento infinito, più pericoloso.

(E. Snowden – Errore di sistema)

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“Noi stiamo creando un mondo di cui tutti possono far parte senza privilegi né pregiudizi legati all’etnia, al potere politico, alla forza militare e al luogo di nascita. Stiamo creando un mondo dove tutti possono esprimere i propri ideali, senza timore di essere costretti al silenzio o di doversi conformare.” (J.P. Barrow – Declaration of Indipendence of Cyberspace)

Bisognerebbe riflettere su queste parole per renderci conto cosa ne abbiamo fatto di quel luogo dove tutti erano uguali; quella che era una frontiera selvaggia ed inesplorata che apparteneva a chiunque fosse stato abbastanza audace da conquistarla e che ben presto è stata colonizzata dai governi e dalle grandi aziende per trarne potere e profitto. 

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Ogni giorno che passa, gli umani stanno perdendo qualcosa della loro umanità preferendo una qualche artificialità più performante e meno fallibile. Questa percezione del mondo si perde tutta una parte della realtà, probabilmente la migliore: quella che pulsa sotto la superficie delle cose, là dove solo un cammino paziente, faticoso e raffinato può condurre. A partire dall’epoca classica della rivoluzione digitale, zone sempre più ampie del mondo reale diventano accessibili attraverso un’esperienza immateriale. È come se ogni volta cercassero di isolare l’essenza dell’esperienza e di tradurla in un linguaggio artificiale.  

(A. Baricco – The Game)