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Si chiamano metadati. Sono dati di attività riguardanti tutto ciò che si fa sui propri dispositivi e tutto ciò che i propri dispositivi fanno (dove, quando, a chi appartiene, durata, dove e quanto hai dormito, i posti che hai visitato, le persone che hai incontrato ecc.). Tu sai cosa dici in una telefonata o cosa scrivi in una mail, ma non hai alcun controllo sui metadati che produci perché vengono generati automaticamente. E’ il dispositivo che li crea senza la tua partecipazione né il tuo consenso. Gli apparecchi che usi comunicano in continuo che tu lo voglia o no. E, a differenza degli umani, i tuoi dispositivi non nascondono le informazioni private, né usano parole in codice per essere discreti. Si connettono semplicemente alla torre più vicina e gli inviano segnali che non mentono mai. La cosa ironica è che la legge, in costante ritardo rispetto all’innovazione tecnologica, garantisce più protezione al contenuto delle comunicazioni che ai suoi metadati, nonostante che le agenzie dell’intelligence conferiscano a questi ultimi maggiore importanza perché permettono sia di analizzare le comunicazioni su larga scala, sia di tracciare una mappa perfetta della vita personale di un singolo individuo. Un singolo smartphone ha un potere informatico maggiore di tutte le macchine da guerra del Reich e dell’Unione Sovietica messe insieme. Ricordarlo è il modo migliore per contestualizzare la potenziale minaccia che rappresenta nei confronti della democrazia. Oggi la sorveglianza di massa è un processo di censimento infinito, più pericoloso.

(E. Snowden – Errore di sistema)

Una risposta su “”

volevo complimentarmi per la videoconferenza del Bioarchitetto Luigi Bellaria. Persona semplice, garbata e simpatica che riesce a comunicare facilmente con il pubblico.

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